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LA RICERCA
Nel 2006, un’equipe dell’Università di Pavia ha rivelato un dato sorprendente: nel sangue delle persone che si dichiarano soddisfatte nelle loro relazioni la quantità di proteina NGF (fattore di crescita dei neuroni) è quasi il doppio rispetto a quella dei gruppi di controllo. Ciò significa che l’innamoramento e l’attrazione sessuale non solo producono nel nostro organismo una cascata di ormoni (endorfine, dopamina, ossitocina, luliberina) responsabili del benessere, ma aumentano la rigenerazione delle cellule nervose, garantendone lo sviluppo e la sopravvivenza.
Altre ricerche confermano questa capacità in altri campi: secondo Maynard Smith l’amore serve a riprodurre il DNA, tanto che l’ossitocina e l’ormone DHEA sembrano in grado di impedire alle cellule cancerose del seno di svilupparsi in tumore. Ricercatori diversi, come la biologa americana Elisabeth Lloyd e i bioevoluzionisti Humberto Maturana e Francisco Varala, reputano l’adeguata vita relazionale come la base dell’identità di sé e della comunicazione come espressione di uno sviluppo inestricabilmente connesso tra coscienza e sessualità. Per questa ragione gli esseri umani si ammalano quando il contatto amoroso viene negato.
Una ricerca condotta nel 2006 dall’Università del Texas ha portato a concludere che la buona vita di coppia favorisce un adeguato ritmo del sonno, un equilibrato rapporto alimentare, difende dallo stress, rende i capelli più luminosi e la pelle più elastica, aumenta la velocità della circolazione sanguigna riducendo la possibilità di problemi cardiaci. La condizione psichica che ne consegue rende meno sensibili all’ansia e alla depressione, rafforza il sistema immunitario ed è in grado di innescare meccanismi di autoguarigione.
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